No more junk food

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Il sindaco di Londra Sadiq Khan ha detto basta alla pubblicità del “cibo spazzatura” nella metropolitana di Londra

 

“L’obesità infantile è una bomba a orologeria”. Con queste parole forti e lapidarie, Sadiq Khan, primo cittadino di Londra, ha vietato di pubblicizzare nelle stazioni della metropolitana e su tutti i mezzi pubblici della città britannica qualsiasi tipo di cibo che, per le sue caratteristiche, possa essere definito junk food o “cibo spazzatura”, con un regolamento che entrerà in vigore il 25 febbraio 2019.

Il cibo spazzatura o junk food è quel tipo di cibo considerato dannoso per la salute sia per il suo bassissimo valore nutrizionale sia per l’elevato contenuto di grassi saturi di origine animale e vegetale come l’olio di cocco e quello di palma, sale, zuccheri raffinati, coloranti. Hamburger, würstel, hot dog, patate fritte, bibite zuccherate, dolci farciti ne fanno parte a pieno titolo, la loro preparazione è industriale e la somministrazione fa capo ai fast food o alla ristorazione di massa.

Il loro utilizzo continuato può provocare obesità, diabete, malattie cardiovascolari, alcuni tipi di cancro e la depressione.

L’obesità infantile colpisce in maniera esponenziale i bambini della capitale del Regno Unito dove è stato riscontrato uno dei più alti tassi in Europa.

E in proposito, mister Khan manifesta la sua preoccupazione: “L’obesità infantile sta mettendo a rischio la vita dei giovani londinesi e sta esercitando un’enorme pressione sul nostro servizio sanitario già teso”.

L’ambiente medico con tutti i suoi esperti, dai pediatri ai responsabili della salute pubblica, ha dato il suo sostegno all’iniziativa di Sadiq Khan insieme alla maggior parte dei concittadini, considerandola una mossa importante per combattere questa lotta.

In alternativa, però, la pubblicità potrebbe proporre alimenti sani e diversi quali la frutta, la verdura e cibi poveri di grassi, sale e zucchero.

Non solo a Londra

Anche ad Amsterdam, lo scorso anno era stato preso un provvedimento simile, ponendo restrizioni per tutelare i bambini dagli annunci pubblicitari di junk food così come in altri paesi europei.

L’obesità infantile è in crescita non solo in Gran Bretagna, i valori più alti sono presenti nell’Europa meridionale, con Grecia e Spagna capolista. L’Italia, illustre rappresentante della dieta mediterranea, fiore all’occhiello della nostra penisola, resta in coda alla classifica.

La sua posizione è comunque preoccupante, perché indica che in molte situazioni si preferisce consumare junk food a scapito della più salubre dieta mediterranea, ritenuta da tutti gli esperti medici, pediatri, nutrizionisti la dieta più sana, per gli effetti salutari dovuti al suo regime alimentare e dichiarata dall’Unesco patrimonio immateriale dell’umanità dal 2010.

L’obesità in genere, ma soprattutto quella infantile, è un tema intorno al quale si discute da anni ed è un grave problema che affligge la popolazione mondiale, soprattutto la più povera, che mangia “cibo spazzatura” perché meno costoso ed è diventata una questione di salute pubblica.

Le responsabilità dei produttori di junk food sono molte, perché propongono messaggi pubblicitari ingannevoli invece di fornire informazioni reali al consumatore, ma altrettante ne ha la famiglia che spesso sottovaluta uno stile di vita e un’alimentazione sana per i propri figli, trasmettendo loro, in alcuni casi, la propria abitudine all’eccesso di cibo industriale.

Allo stesso modo, i governi sono altrettanto carenti nell’affrontare l’obesità infantile, perché non hanno ancora attuato serie politiche di prevenzione (che non si traducono in voti immediati), creando inoltre un oneroso danno economico a carico dei servizi sanitari nazionali.

La difficoltà di cambiare comportamento alimentare ha uno stretto legame con l’aspetto psicologico dell’obesità, perché richiede un notevole impegno per rientrare nei parametri di un peso corporeo normale, per migliorare la dieta e mantenerla; bisogna acquisire una certa consapevolezza del cibo, perché se non si riesce a centrare l’obiettivo, nutrirsi di junk food diventa anche una sorta di compensazione personale con alti costi per chi rimane vittima di questo meccanismo.

Naturalmente una dieta equilibrata è il fulcro di una vita sana e, anche la scuola, in collaborazione con la famiglia, insieme al normale programma di studi dovrebbe tenere corsi di educazione alimentare a cominciare dalle scuole per l’infanzia.

Una componente molto importante della dieta è la quantità di cibo che viene ingerito durante la giornata, la tendenza è quella di mangiare troppo. La prevenzione all’obesità infantile e all’obesità in generale passa anche dalle porzioni che vengono somministrate ai pasti, ma soprattutto va gestito e controllato da chi ha la responsabilità dei bambini, il numero e la qualità degli spuntini “fuori pasto” che vengono consumati.

Obesità neonatale

I bambini non sono vitelli all’ingrasso, non esiste l’equazione “bambino in carne=bambino sano”, ancora di più, esiste anche il rischio di sviluppare obesità neonatale dovuta a fattori diversi come allattamento artificiale precoce, eccesso di proteine durante lo svezzamento o cause genetiche, tutte insieme possono concorrere a una futura obesità infantile.

Per contenere e, possibilmente, eliminare questo pernicioso e devastante fenomeno è fondamentale il coinvolgimento della famiglia e della scuola che insieme, con le loro azioni, propongano un cambiamento reale, mentre i governi dovrebbero attuare politiche di finanziamento e pianificazione precisa, investendo per prevenire l’obesità infantile.

 

 

Nella foto John Lennon da Magical Mistery Tour

 

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