La lunga ascesa della pasta…

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… da cibo per i poveri a icona del made in Italy nel mondo

 

In Italia, la pasta rappresenta, nell’industria alimentare, il gradino più alto, il top. È nella memoria di tanti la figura di Totò che, nel film Miseria e nobiltà, si avventa su una zuppiera di spaghetti, divorandone voracemente il contenuto mentre si riempie le tasche della giacchetta che indossa.

L’origine della pasta è controversa e molti popoli si contendono la sua creazione, così per non far torto a nessuno tracceremo il suo percorso attraverso racconti inediti, curiosi e notizie storiche.

La prima idea di pasta nasce ai tempi del neolitico, quando l’uomo, schiacciando tra due pietre i cereali coltivati, ottiene una farina grezza che impasta con l’acqua e cuoce aggiungendo erbe selvatiche.

Tralasciando i ritrovamenti più o meno realistici di semi di frumento nelle piramidi di qualche faraone in Egitto, abbiamo testimonianza certa che nella Tomba dei Rilievi a Cerveteri, in un bassorilievo è raffigurato un matterello, segno inequivocabile che la sfoglia era già parte dell’alimentazione del popolo etrusco. Lo stesso accadeva nel mondo greco e romano dove era conosciuta l’arte di impastare la farina con l’acqua e di tirarla in una larga sfoglia sottile chiamata lagana simile alla nostra lasagna, pronta per essere tagliata in larghe falde e cucinata.

Nel 1154, un dato certo lo troviamo nel libro “Lo svago per chi brama percorrere le diverse regioni del mondo” del geografo arabo al-Idrisi che soggiornò a lungo alla corte del re Ruggero II di Sicilia. Al-Idrisi, nella sua opera, descrive “un cibo di farina in forma di fili”, molto apprezzato, che veniva conservato in botti ed esportato in tutta la penisola.

L’essiccazione era comunque già in uso presso le popolazioni nomadi e i beduini del deserto che confezionavano la pasta a forma di tubetti con un foro centrale, rendendone così più agevole la conservazione e il trasporto.

La prima produzione di pasta secca si deve agli arabi residenti in Sicilia nella piana di Trabia, dove possedevano una piccola fabbrica.

Nel carosello di ipotesi sulle origini di questo alimento, una voce rilevante è quella di Marco Polo che, al suo rientro in Italia dall’impero del Gran Khan nel 1295, ne rivendica l’origine cinese; alcuni anni prima, però, a sfatare questo mito ci pensa il notaio Scarpa che, in un inventario, cita i “macaroni” tra i beni di un marinaio defunto.

È nel Medioevo che la pasta assume il suo ruolo come alimento con la definizione delle forme, dei tempi e modi di cottura e dei condimenti.

Nel 1500 circa, i pastai si riuniscono in corporazioni a difesa del loro prodotto; chi è scoperto a vendere la pasta senza essere fornaio, viene punito con pesanti multe, la prigione e pene corporali, come per esempio 25 scudisciate.

La tecnologia, sia pure proto-industriale, nella lavorazione della pasta, viene introdotta intorno al 1870 quando Ferdinando II dà l’incarico allo scienziato Cesare Spadaccini di occuparsene; fino ad allora l’impasto della semola con l’acqua veniva fatto con i piedi.

Questo sviluppo portò un radicale cambiamento nell’alimentazione del Regno di Napoli, dove il basso costo della pasta incrementò il suo consumo, soprattutto tra i poveri che si erano sempre sostentati con broccoli e cavoli, tanto che presero la nomea di “mangiamaccheroni” o “maccheroni”.

I destini della pasta spesso si sono intrecciati con la storia ufficiale, l’arte, la religione e le celebrazioni. È da ricordare Cavour, che con malcelata ironia, in una lettera a Costantino Nigra, ambasciatore piemontese a Parigi, riassume così l’azione di Garibaldi per l’annessione del Regno borbonico a quello piemontese, riferendosi a Napoli: “I maccheroni sono cotti e noi li mangeremo”.

Al contrario, la pasta venne molto avversata da Mussolini che tuonava: “Una nazione di mangiatori di spaghetti non può ripristinare la civiltà romana”.

Seguendo la stessa linea critica, Filippo Tommaso Marinetti, massimo esponente del futurismo, arrivò a sparare su un piatto di spaghetti, perché sosteneva che mangiare la pasta rendesse fiacchi e pigri, contrastando così i principi del movimento da lui fondato, basato sulla velocità e lo slancio.

Oggi, invece, la pasta è diventata addirittura un oggetto di ricerca estetica e si confeziona anche in 3D, seguendo la fantasia e l’ispirazione dei designer, sempre alla ricerca di nuove forme.

La pasta ha fatto la storia, tanto è vero che per suoi valori nutrizionali e per l’importanza che ha assunto sulle tavole di tutto il mondo, è celebrata da anni con il World Pasta Day, il 25 ottobre, un evento nato per diffonderne la cultura in ogni sua declinazione e che coinvolge pastai, chef, produttori.

Qualcuno è arrivato a farne persino un movimento religioso, rappresentato dal “Mostro di Spaghetto Volante”, immagine iconica del pastafarianesimo, che predica la tolleranza e l’inclusione. È stato ideato da Bobby Henderson, secondo il quale la pasta è all’origine dell’universo e conta più di 25mila seguaci.

Ma la pasta è e resta un insostituibile biglietto da visita del made in Italy, perché ha sempre mantenuto il primato di produttore mondiale, garantendo sempre uno standard molto alto nella scelta del frumento impiegato.

 

Nella foto antica,”pasta stesa ad asciugare” (da Comune di Gragnano)

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