Mister Kamut

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“… incrementare la biodiversità nelle colture e nelle diete e proteggere l’eredità di un delizioso e antico cereale di alta qualità a beneficio di questa e delle future generazioni è il mio obiettivo primario da sempre”. (Bob Quinn, Terramadre, 2014 Torino)

 

In occasione di SANA 2013, la fiera internazionale del biologico e del naturale, poteva capitare di incontrare nei saloni che ospitavano gli stand, un sorridente e amabile signore, che ispirava una simpatia istantanea.

Con il suo immancabile Stetson sulla testa, la spiga di grano infilata nel nastro e camperos ai piedi, si trattava nientemeno che di Mister Bob Quinn, dottore in patologia vegetale, agricoltore biologico e signore del Kamut, un ospite “vip”, il mago che ha trasformato la scoperta di un grano antico in un business di portata mondiale.

Tutti, più o meno, hanno sentito parlare del kamut o ne hanno letto da qualche parte, navigando in Internet oppure su qualche giornale. Ne sono nati miti e leggende: c’è chi lo enfatizza, chi lo demonizza, chi lo tratta con sufficienza, ma di fatto il kamut in quanto organismo vivente che appartiene al mondo vegetale non esiste.

Kamut è il nome commerciale, un’etichetta, un marchio registrato dell’azienda creata da Bob Quinn nel Montana, la Kamut International di cui è proprietario, che denomina una varietà di grano duro, più precisamente il grano Khorasan. È una cultivar originaria dell’omonima regione dell’Iran da cui prende il nome, sottospecie Triticum turgidum ssp. turanicum (ssp. o sp. sta appunto per sottospecie n.d.r.) territorio che fa parte della famosa Mezzaluna Fertile.

Si narra che nel 1949 un aviatore americano, tale Earl Dedman di stanza in Portogallo, avesse ricevuto da un amico alcuni chicchi di un frumento che sosteneva di avere trovato in una tomba egizia. Più prosaicamente, è verosimile che questi semi e la loro storia fossero stati acquistati in un unico pacchetto da un imbonitore in qualche mercato al Cairo.

In breve, il sacchettino con l’insolito contenuto raggiunse il Montana negli Stati Uniti, il padre di Earl lo coltivò e dai trentasei chicchi iniziali si ritrovò con quaranta tonnellate e più di raccolto che chiamò “Grano di Re Tut”. Ebbe un clamoroso successo per un certo periodo e fu in questo frangente che Bob Quinn, allora sedicenne, ricevette durante una fiera un campione di questo prodotto.

Anni dopo, leggendo sul retro di una confezione di Corn Nuts (mais tostato n.d.r.) che erano confezionati con mais gigante, ricordò il frumento con i chicchi di insolita grandezza che aveva ricevuto in regalo, contattò l’azienda che li produceva, proponendo il “Grano di Re Tut”, che anche suo padre stava coltivando, ma per motivi diversi le trattative non andarono in porto.

Siamo ormai alla fine degli anni Settanta, Bob prende interesse per il metodo di coltivazione biologico e alla fine degli anni Ottanta l’azienda dei Quinn ne viene totalmente convertita. Da questo momento il cereale, core business dell’azienda, spicca il volo e nel 1990 nasce e viene registrato il marchio Kamut che garantisce che il Khorasan originario sia sempre coltivato con il metodo biologico, soddisfacendo specifici standard di purezza, qualità e valore nutritivo.

 

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Per i più curiosi che si dovessero arrovellare sul significato della parola kamut, nella lingua egiziana antica significa semplicemente grano, secondo “An Egyptian Hieroglyphic Dictionary”,  dizionario dei geroglifici egiziani.

Per chi volesse approfondire la conoscenza di Bob Quinn…

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