Le parole e il respiro degli alberi

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“Se un albero scrivesse l’autobiografia, non sarebbe diversa dalla storia di un popolo.”    Kahlil Gibran

 

 

Il bosco fa parte della nostra cultura da millenni e, nella sua apparente immutabilità, rappresenta l’essenza della natura; è considerato il luogo per eccellenza dove ritirarsi con i propri pensieri per riflettere nel silenzio e da sempre è stato oggetto di contemplazione per la sua maestosità e per la sua aura misteriosa.


I miti presentano spesso gli alberi come protagonisti dei loro racconti, esistenze arboree strettamente connesse agli esseri umani come mirabilmente narra Ovidio nelle Metamorfosi, ma tutta letteratura antica e moderna è ricca di queste presenze e ne sottolinea la funzione a volte magica a volte sacrale.


I boschi sono stati i primi luoghi di culto dove si officiavano riti e si offrivano sacrifici agli dei, ma non solo, rappresentavano, in caso di invasioni o razzie da parte di popoli nemici, un rifugio sicuro dove trovare scampo nel folto della vegetazione.


Spesso si ha una visione romantica e antropomorfa degli alberi che, però, non ha riscontri con la realtà, perché nella sua compiutezza e nel suo insieme il bosco è un ecosistema formato da molteplici organismi viventi, animali e piante, soggetti a continui mutamenti che sono determinanti per la sua continua trasformazione.


Per comprenderne pienamente la complessità e la bellezza e captarne i segnali nascosti, è essenziale vivere il bosco con tutti i cinque sensi all’erta, come suggerisce Richard Mabey nel suo delizioso manualetto “Il taccuino del naturalista”.

 

Guardare, toccare, annusare, gustare, ascoltare e, ancora, cogliere i messaggi, sentire il respiro degli alberi nel fitto della vegetazione, attraverso una conoscenza sensoriale, crea un legame profondo ed empatico, frutto di un coinvolgimento emotivo, una simbiosi uomo-natura che prescinde da ogni approccio scientifico.

 

Basta un gesto semplice, ma molto significativo ed efficace: abbracciare un albero, sentire il contatto con la sua corteccia rugosa e infine percepire la linfa che scorre all’interno del suo tronco, un atto assolutamente spontaneo e naturale per entrare nel cuore della natura.


Un esempio eccellente ce lo propone Peter Wohlleben, guardia forestale e guardaboschi per vent’anni che, durante la sua lunga carriera, ha sempre svolto le sue mansioni con grande professionalità. Dopo anni di routine trascorsi a valutare e scegliere gli alberi da abbattere a seconda del loro valore commerciale, sente il desiderio di affiancare al suo lavoro anche attività diverse nei confronti dei boschi.


Crea training per la sopravvivenza e le camminate per i rifugi con i turisti e quando questi gli comunicano le loro impressioni, sensazioni, coglie nelle loro parole le emozioni che può suscitare un vecchio tronco nodoso o il muschio morbido che ricopre un pezzo di corteccia squamosa e di nuovo, la passione per l’ambiente e la natura che lo avevano animato da bambino, tornano a farsi strada dentro di lui.


Da allora in poi mille e mille domande si affacciano alla sua mente sulla vita degli alberi. Provano dolore? Comunicano l’un l’altro e con l’ambiente circostante? Se sì, che linguaggio usano? Sono solidali fra di loro? Le risposte sono arrivate un poco per volta, studiando, sperimentando, osservando e sono state tutte affermative.


Peter Wohlleben si è trovato di fronte a incredibili prodigi e ha raccolto tutte le sue preziose scoperte nel libro La Vita Segreta degli Alberi un vero, inestimabile tesoro di informazioni e notizie sulla vita delle piante.
Il mondo dei boschi, delle foreste è in tutto e per tutto una vera e propria comunità organizzata nel miglior modo possibile, perché ogni albero e tutti gli alberi insieme collaborino al loro maggiore benessere. Ogni attività compiuta ha una funzione precisa e, in alcuni casi, gli alberi malati vengono addirittura aiutati e supportati da quelli sani, fino a quando non miglioreranno, in un progetto di reciproco sostegno.


Visitare questi luoghi ha la stessa valenza della visita a casa di un caro amico. Lo stesso rispetto e la stessa amicizia che abbiamo per lui, dobbiamo dimostrarla anche nei confronti di questo meraviglioso universo vegetale.
Si narra che la dea Atena, nelle pianure dell’Epiro uccise il mostro Egido, reo di spargere fuoco e distruggere le foreste. Si deve evitare che questo mostro redivivo continui nella sua opera di distruzione, senza che venga invocato un nuovo intervento della dea.


Troppe devastazioni e disastri si perpetrano ancora a danno delle foreste secolari o dei boschi: incendi, disboscamenti selvaggi, drastiche variazioni climatiche ed è necessario che questo tesoro verde venga tutelato, perché possa evolversi e mantenere il suo perfetto equilibrio per il suo, ma soprattutto per il nostro benessere.

 

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