C’era una volta la Siria… produttiva e fertile

“… ho parlato molto della Siria, un paese in cui ho passato 30 anni e mia moglie 25, un paese dove sono cresciute le mie figlie, un paese del quale ci siamo innamorati”. (S. Ceccarelli)

 

Alla fine degli anni settanta, grazie alla presenza del centro ICARDA con la propria stazione sperimentale di Aleppo, la Siria viene inserita nel programma che prevede l’applicazione del miglioramento genetico “al fine di migliorare la resilienza e il sostentamento delle risorse povere nelle aree aride”.

Nel mese di aprile del 1980, entra a far parte dello staff anche Salvatore Ceccarelli, professore di ruolo di genetica applicata ovvero di miglioramento genetico alla Facoltà di Agraria dell’Università di Perugia.

Il suo impegno presso ICARDA doveva terminare dopo due anni, ma il suo lavoro in Siria si protrae incredibilmente per trenta, fino al 2011, allo scoppio del conflitto. A poco a poco, approfondendo le sue ricerche, ma soprattutto lavorando gomito a gomito con i contadini, dà vita e verifica sul campo la sperimentazione del miglioramento genetico partecipativo.

Per la riuscita dell’esperimento, la parola d’ordine di Salvatore Ceccarelli rivolta ai contadini è sempre stata “mescolate contadini mescolate”, con la quale intendeva spronarli, mescolando semi diversi, a trovare varietà diverse che si potessero adattare di volta in volta a eventi climatici avversi e a territori differenti, in modo da ottenere raccolti soddisfacenti sia per qualità che per varietà e, da ultimo, per proteggere e aumentare la biodiversità.

Durante questa lunga attività nei campi, Ceccarelli ha compreso soprattutto l’importanza di riconoscere il valore dei saperi e delle conoscenze accomulate nei secoli, imparando ad ascoltare con attenzione i suggerimenti che nel tempo i contadini hanno condiviso con lui e “rendendoli consapevoli che sono loro che sfamano il mondo” (S. Ceccarelli, “Mescolate contadini mescolate“, ed. pentàgora).

Parte integrante del programma era di riportare il controllo dei semi nelle mani degli agricoltori, togliendolo dalle mani delle multinazionali per ridare loro la libertà e il diritto di accedere al libero scambio e al commercio. Diritto, sancito dall’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che protegge ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui l’uomo sia autore e quindi anche dei semi selezionati da cui poter ricavare un profitto.

C’era una volta la Siria…

e adesso non c’è più. Al suo posto, è rimasto un cumulo di macerie, percorso da simulacri di umani disperati che hanno perso ogni cosa, talvolta anche se stessi. Tutto questo a causa di una guerra civile, una guerra fratricida che ha portato orrore e morte in tutto il paese, mettendolo in ginocchio, senza più alcuna risorsa.

Mentre si attendono le risoluzioni dei “grandi”, la realtà quotidiana della popolazione è sempre più drammatica: annullamento di qualsiasi libertà, economia allo sfascio che impedisce la soddisfazione dei fondamentali bisogni primari con la fatale conseguenza di una migrazione forzata e di un esercito di profughi sempre in aumento, dovuta all’annientamento totale di ogni attività e morte ovunque non solo per le bombe, perché in Siria si continua a morire di fame.

I danni del conflitto, purtroppo, oltre che nelle città si sono estesi pesantemente anche alle zone agricole e le perdite stimate dalla FAO ammontano a decine di miliardi di dollari, in conseguenza di una totale diminuzione della produzione che ha provocato una folle impennata dei prezzi, annullando la capacità di acquisto del popolo siriano.

Restano cenere, macerie, morte e campi bruciati. Ogni cosa è stata distrutta e cancellata, insieme ai sogni e alle speranze di tanti uomini e donne che stavano costruendo per sè e per i loro figli un futuro migliore, con la consapevolezza di quanto il loro ruolo di contadini riveste nell’economia del paese.

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