Il futuro del cibo? La parola a Vandana Shiva

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“La salute del pianeta e la salute delle persone sono una cosa sola” (Vandana Shiva)

Il 15 e il 16 maggio si è svolto a Firenze l’incontro “Cibo, Diritti e Salute” (Health for Food) promosso da Navdanya International e dalla Regione Toscana per redigere il manifesto “Cibo per la salute. Coltivare la biodiversità, coltivare la salute”.

Navdanya International che cosa è? Chi e che cosa rappresenta? Per spiegarlo bisogna risalire a decenni fa, intorno al 1987, quando Vandana Shiva, nata in India a Dehra Dun, fisica nucleare, scienziata e filosofa, ma anche attivista e pasionaria, decide di dedicarsi alla salvaguardia della diversità biologica del pianeta. La sua è una battaglia ferma e dura, lei sempre vigile e presente, ma non violenta in nome dei principi gandhiani. Diventa un simbolo mondiale e un punto di riferimento insostituibile per chi ha a cuore l’ambiente e la sostenibilità.

Nel 2001 Vandana Shiva è invitata al primo Meeting di San Rossore sulla globalizzazione, creato dal presidente della Regione Toscana Claudio Martini, al quale partecipano numerosi studiosi e intellettuali, per discutere dei temi che verranno dibattuti di lì a qualche giorno al G8 di Genova.

Dai meeting successivi ricchi di confronti, proposte e progetti su argomenti  che vanno dal cibo alla biodiversità, dal clima alla carenza di acqua, nasce quella che nel tempo diventerà la Commissione Internazionale per il Futuro dell’Alimentazione e dell’Agricoltura, che ha già steso nel corso degli anni quattro manifesti: il Manifesto sul Futuro del Cibo; il Manifesto sul Futuro dei Semi; il Manifesto sul Cambiamento Climatico ed il Futuro della Sicurezza Alimentare; il Manifesto sul Futuro dei Sistemi di Conoscenza: Sovranità delle Conoscenza per un Pianeta Vitale.

Per sostenere in Italia e in Europa i problemi legati alla biodiversità e alla sostenibilità, Vandana Shiva darà vita a Firenze, nel 2011 a Navdanya International; l’associazione avrà come presidente la stessa Vandana e come vicepresidenti Maria Grazia Mammuccini (presidente dell’Arsia, l’Agenzia regionale toscana per la salvaguardia e l’innovazione in agricoltura) e Giannozzo Pucci, editore per l’Italia della rivista “The Ecologist”.

Cibo per la salute. Coltivare la biodiversità, coltivare la salute sarà il quinto manifesto della Commissione dedicata al futuro del cibo e alla salute della Terra, rivolto a tutti gli abitanti del pianeta, agli agricoltori, ai governanti e a tutti gli attori coinvolti nel progetto con l’obiettivo di sottolineare con determinazione “l’inscindibile legame tra alimentazione e salute, elaborare strategie globali per superare il modello di agricoltura industriale, favorire la convergenza e l’azione dei movimenti per l’agroecologia e per la salute pubblica, per giungere a una visione comune di sviluppo sostenibile, equo e inclusivo”.

Questi lavori sono stati redatti dalla Commissione coinvolgendo specialisti di settori diversi provenienti da ogni parte del mondo; la definizione di un nuovo modello di agricoltura più sensibile alle necessità dell’ambiente e la ricerca e lo studio di nuove metodologie di coltivazione che tutelino la sovranità alimentare e preservino la sostenibilità ecologica della produzione e la salvaguardia della biodiversità sono il filo che li collega.

Ma altre problematiche gravano sul futuro di un’agricoltura innovativa, rispettosa e resiliente; un aspetto rilevante è rappresentato dalle condizioni climatiche avverse e dalle conseguenze traumatiche che ne derivano, che comportano la necessità di rafforzare il ruolo dell’agricoltura come agente al servizio dell’equilibrio della Terra, sulla quale pesano in modo cruciale i piani di uno sviluppo agro-industriale convenzionale e di sfruttamento.

L’unica alternativa alla pratica di “rapina” del territorio, conosciuta in inglese come land grabbing, è sintetizzata in questi tre principi: sostenibilità, equità e resilienza.

Per la futura salvezza del pianeta è fondamentale il passaggio a un modello di agricoltura sostenibile i cui punti di forza devono essere la sovranità alimentare, la biodiversità e la libera circolazione e lo scambio dei semi, la conservazione e la loro custodia e il miglioramento delle varietà selezionate dagli agricoltori nel rispetto dell’ecosistema, attraverso la diffusione e la condivisione delle loro conoscenze.

Vale la pena di ricordare che nell’articolo 27 della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” è scritto: “Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore”.

Questo significa che non esiste divieto di libera commercializzazione dei semi da parte degli agricoltori e chi afferma il contrario e impone norme restrittive a favore di ingenti interessi economici, lede un diritto universalmente riconosciuto e, quindi, deve essere valorizzato il lavoro, il sapere, la tradizione e la fatica, che vanno tradotti in un’equa retribuzione.

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