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Giornata dell’alimentazione 2022
“Mai come oggi il cibo rappresenta in modo evidente un atto di consapevole convivenza.” (L. Cavazzoni)

In occasione della giornata dell’alimentazione, vi ripropongo un brano di Lucio Cavazzoni dal suo libro “Cibo vero”, sempre valido e attuale.

Cibo continua a essere una parola estranea nell’uso comune della gente del Mediterraneo. Chi lavora nel campo sente di produrre patate, cavoli, grano, olive, insalata, latte, galline. E chi invece si approvvigiona degli stessi prodotti in negozio o al supermercato, in via generale ma più intima – e un po’ più affettuosa – la chiama spesa. Oppure si parla di “mangiare”. Che non è la stessa cosa di assumere cibo (tutti noi ne parliamo spesso: mangiare, mangiare bene e insieme, piace molto).
La parola “cibo” rimanda a un insieme di concetti, a una complessità che parla del mondo.
Innanzitutto il cibo scarseggia per molti. Io non ho mai avuto fame. E questo limita di molto la mia visuale. Ma mio padre, ovvero la sua generazione che mi ha preceduto, sì.
I molti corpi che languono in sempre più numerose parti del nostro pianeta denunciano una cronica e mortale mancanza di cibo. Come quelli troppo grassi ne trasmettono un pessimo rapporto, solo capovolto. Siamo i più grandi consumatori di ogni tempo, ma siamo fortunati, in Occidente. I mutamenti climatici più devastanti, la cronica penuria d’acqua e di cibo colpiscono più a sud.
E non aiuta il pensiero che quando si forniscono aiuti alle terre e popolazioni dove il cibo – loro – non si produce più, lo stesso venga donato da organizzazioni umanitarie, spesso insufficientemente e spesso sotto forma di materie prime estranee alla loro cultura.
Mai come in questi ultimi decenni il cibo e la sua qualità, la sua origine e la sua diffusione, la sua accessibile coltivabilità, la sua compresenza e confidenza, la sua stretta vicinanza con chi lo utilizza diventano paradigma di un imperativo sociale indispensabile.
Il cibo deve essere compresente e confidente, deve offrire fiducia come prerequisito alla convivenza.
Il cibo deve provenire da un rapporto equo – non di rapina o di sottrazione – col pianeta, che vuol dire con la terra, con gli animali, con tutti gli altri.
L’equità è misurata dalla sostenibilità del nostro operare (in quanto produttori di cibo).
Il cibo deve nascere da una relazione di convivenza – e non di sfruttamento e impoverimento – con la terra e con allevamenti congrui e rispettosi degli animali.
Deve provenire da una manipolazione e trasformazione che preservino le naturali proprietà degli alimenti, da una vera attenzione a chi li utilizza, da un accesso alle terre coltivabili diffuso e democratico, praticabile da parte di chi ci si vuole impegnare.”


Cavazzoni, L. et al. (2015). Cibo vero: Storie di passione per la terra. Giunti